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	<title>A Rainy Day In Bergen</title>
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		<title>IT&#8217;S GONNA RAIN !</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 18:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiorellaq</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; /WE ARE THINKING / /WE ARE PLAYING / /WE ARE WORKING/]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/STIAMO-LAVORANDO.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-642 alignleft" alt="STIAMO LAVORANDO" src="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/STIAMO-LAVORANDO-150x150.jpg" width="237" height="237" /></a>/WE ARE THINKING /</p>
<p>/WE ARE PLAYING /</p>
<p>/WE ARE WORKING/</p>
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		<title>Rewiew on I Think Magazine [IT]</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 22:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the review by Annarita Bucci Istantanee da una città racchiusa tra i fiordi norvegesi, fluorescente con le sue piogge ostinate, che coccolano il passeggiatore solitario lungo il porto. Rievocano algide atmosfere da Nord Europa il nome e la &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=619">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/logo-nuovi-colori1.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-631" title="logo nuovi colori" src="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/logo-nuovi-colori1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.ithinkmagazine.it/musica/5203-recensione-a-rainy-day-in-bergen-a-rainy-day-in-bergen.html">Link to the review</a> by Annarita Bucci</p>
<p>Istantanee da una città racchiusa tra i fiordi norvegesi, fluorescente con le sue piogge ostinate, che coccolano il passeggiatore solitario lungo il porto.</p>
<p>Rievocano algide atmosfere da Nord Europa il nome e la musica degli A Rainy Day In Bergen, band salernitana al suo debutto con l’album omonimo uscito per la label tedesca AF-Music.</p>
<p>Grandi le capacità compositive del trio, formato da Pasquale Aliberti (basso elettrico e voce), Carlo Barra (tastiere) e Diego Maria Manzo (batteria), che insieme innescano un vortice musicale di prog, classica, new wave, elettronica e dark, caratterizzato dall’assenza dello strumento rock per eccellenza, la chitarra. Mancanza che non pesa nell’ascolto delle dieci tracce, vista la volontà di riprodurre sinestetiche impressioni con l’uso quasi pervasivo dei synth.</p>
<p>L’intro di Perhaps semina le prime avvisaglie del sound post rock che domina il disco, passando per gli echi pop di Struggling For Breath, primo singolo nel quale si sfiora una lieve somiglianza vocale con Daniel Gildenlöw, anche se con un’attitudine meno teatrale.</p>
<p>Gotta Enjoy è la punta di rottura dell’album, che enfatizza le entrate elettroniche in veloci cambi di ritmo, fino alla chiusura di Not Beyond Tomorrow.</p>
<p>Attivi dal 2005 sotto il nome Underscore e con già alle spalle due mini Ep, gli ARDIB suonano europei e senza fronzoli, decisamente lontani dall’indie italiano dei nostri giorni, a volte melodicamente semplificato e ai limiti della retorica. Grazie alla predisposizione sperimentale e alla ricerca di nuove suggestioni, esistenziali e malinconiche, la band segna una strada alternativa per l’underground, difficilmente ascrivibile a un solo genere, e sembra unire idealmente emozioni e punti di vista opposti, allo stesso tempo complementari, come il calore di Salerno e il ghiaccio di Bergen.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/logo-nuovi-colori1.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-631" title="logo nuovi colori" src="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/logo-nuovi-colori1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Review on RockGarage [IT]</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 22:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the review by Marcello Zinno Confini inesistenti, mondi capovolti. Una band che viene dal Sud Italia e che suona maledettamente straniera, come poche nostre band sono in grado di fare senza svendersi al dio mercato. Dettami incisi su &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=615">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rockgarage.it/?p=15632">Link to the review</a> by Marcello Zinno</p>
<p>Confini inesistenti, mondi capovolti. Una band che viene dal Sud Italia e che suona maledettamente straniera, come poche nostre band sono in grado di fare senza svendersi al dio mercato. Dettami incisi su pietra, formazioni in schiera come legioni di soldati. La band in questione preferisce non arruolare un chitarrista in line-up, elemento sul quale sono da sempre proiettati le luci dello show. Scelte complesse, sound atipico. Senza una sei corde sarebbe troppo facile (e banale) incentrare la scena su un unico strumento, su un unico suono, mentre in questo debut album il pianoforte classico si incontra con degli effetti moderni, il tutto riscaldato da un basso familiare. Il senso di unione sonora che va oltre il contributo del singolo componente, il piacere di apprezzare un’alchimia complessa e completa. Non appena una nota o un pattern ci colpisce ecco che ne interviene un altro di un altro strumento, segno che è il connubio l’arma vincente che rende aureo il singolo brano e non il riff che si stampa nella mente, come tanto ricercato da chi punta al successo immediato (ma breve). L’assenza di step intermedi, un operazione che segue fisiologicamente il suo corso. Le dieci tracce scorrono all’unisono senza che in realtà una rappresenti uno strappo rispetto alla sua precedente, in un continuum assolutamente naturale (Gotta Enjoy è uno dei pochi passaggi che suona diverso, puntando di più sulla parte ritmica e lasciando ad una sorta di synth e a effetti vari un ruolo del tutto secondario).</p>
<p>Molto difficile dare una forma a questo lavoro escludendo almeno uno dei contetti elencati in precedenza. Un album dell’omonima band molto difficile da catalogare e ciò che spiazza ancora di più è la sua grande aderenza ai diversi tipi di ascolto e di ascoltatori. Un prodotto intimista, che viene presentato impropriamente come un lavoro dark, ma che a nostro parere attinge da varie scene, dalla new wave al progressive. Forte infatti è il richiamo stilistico con i Pain Of Salvation con i quali condividono le liriche non invasive ma dalla infinita eleganza, un certo approccio in termini di musicalità e tanta attenzione sul concetto di atmosfera. Anche l’artwork risulta molto ricercato giocando sul concetto di pioggia e di acqua e basandosi su un concept grafico quasi alternative, un vero e proprio sgambetto se si volesse anticipare qualcosa di ciò che si trova inciso nel CD.</p>
<p>Quindi un mondo del tutto nuovo che vi consigliamo di scoprire indipendentemente dalle vostre preferenze musicali. Meglio ancora se preferite le composizioni emotive.</p>
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		<title>Review on Music Addiction [IT]</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 23:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the review by &#8220;La Giustizia&#8221; Tastiera, batteria e voce/basso. Gli ARDIB sono prodotti dalla AF Music, una piccola label tedesca, e suonano una musica decadente che si fonda su una semplice e incisiva volontà: suonare rock senza chitarra. &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=612">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicaddiction.it/recensioni/demo-ep-artisti-emergenti/a-rainy-day-in-bergen-a-rainy-day-in-bergen/">Link to the review</a> by <a href="http://www.musicaddiction.it/author/la-giustizia/">&#8220;La Giustizia&#8221;</a></p>
<p>Tastiera, batteria e voce/basso. Gli ARDIB sono prodotti dalla AF Music, una piccola label tedesca, e suonano una musica decadente che si fonda su una semplice e incisiva volontà: suonare rock senza chitarra. Il risultato è abbastanza piacevole, in bilico tra atmosfere dark e post-rock alternativo da college ricco di parti melodiche e spunti di prog aggiornato secondo le ultime mode del sottogenere. Si potrebbe interpretare il tutto come art-rock pianistico caratterizzato da malinconia, esistenzialismo e ascendenza new wave. In primo piano ci sono le melodie, carine e suggestive, supportate da impasti ritmici abbastanza vari e vitali. Ci sono insomma i presupposti per un sound definito e caratteristico.</p>
<p>I brani hanno freschezza e vigore, nonostante alcuni passaggi suonino derivati o comunque troppo lineari. Ma va bene così. La voce è riconoscibile, carica di echi dark e smithsiani, mai sopra le righe o grottesca. Basso e batteria sanno calcare la mano e creare motivi ritmici più aggressivi oppure rilassarsi in contemplazioni fedeli allo spirito e al nome che la band salernitana ha scelto. Alcuni brani pescano direttamente dalla dark wave anni ’80, è il caso di “It Has Letf”, altri hanno un umore più diretto e commerciale, come “Struggling For Breath”.</p>
<p>Qual è il pericolo? Assomigliare nei momenti più pop a reietti estetici tipo Keane et similia. Qual è il successo? Riuscire a rideclinare il dogma dark wave in senso melodico e spiccatamente pop-rock. Per farla breve questi A Rainy Day In Bergen hanno futuro. Sanno suonare e hanno idea e volontà poetica. E questo è quanto. Promossi.</p>
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		<title>Review on Necroweb [DE]</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 20:09:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Rainy Day In Bergen ist ein Trio aus Italien, das mit ihrem selbst betitelten Debütalbum nun auch in Deutschland Fuß fassen möchte. Diesen Versuch unternehmen sie auf innovativem Wege, denn ihr Sound kommt ganz ohne Gitarren aus. Für eine &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=606">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A Rainy Day In Bergen ist ein Trio aus Italien, das mit ihrem selbst betitelten Debütalbum nun auch in Deutschland Fuß fassen möchte.<br />
Diesen Versuch unternehmen sie auf innovativem Wege, denn ihr Sound kommt ganz ohne Gitarren aus.<br />
Für eine Indie-Pop-Rock-Band ist dies auf den ersten Blick ein nahezu unmögliches Wagnis, die akustische Reise durch die insgesamt zehn Songs beweist dem Hörer aber das Gegenteil.</p>
<p>Durch die Kombination von sehr dezenten New Wave-Anleihen, auffälligen progressiven Rock-Facetten sowie einer immensen Prise Pop gelingt dieses Unterfangen nämlich derart, dass man die Gitarren gar nicht vermisst.<br />
Ferner sorgen die vorherrschenden Pianomelodien und warmen Synthie-Einlagen für eine gelungene Atmosphäre, bei der Gitarren – abgesehen vielleicht von akustischen Varianten – vermutlich nur störend wirken würden.</p>
<p>Damit ist bereits klar, dass sich “A Rainy Day In Bergen” nicht in temporeichen Gefilden tümmelt.<br />
Vielmehr geht es bedächtig, ruhig und teils melancholisch tragend zu.</p>
<p>Insbesondere durch den Gesang von Pasquale Aliberti, der zudem am Bass tätig ist, transportiert die Band Emotionen an den Hörer, die stellenweise zudem von paukenähnlichen Strukturen begleitet werden, wie “A Thousand Universes” unter Beweis stellt.<br />
Dieser Song, gegen Mitte des Werkes platziert, ist es auch, der einen wahren Höhepunkt des gesamten Albums bildet.<br />
Gefühlvoller Gesang und dunkle Klaviertöne in Moll lassen den Titel lebendig und zugleich traurig aus den Boxen schallen, was beim Hörer nachhaltig zu wirken weiß. Schnell verliert man sich in den durch wechselndes Tempo arrangierten Song.<br />
Nicht nur ohne Gitarren, sondern auch ohne Gesang kann man sich “A Thousand Universes” durchaus vorstellen, wenngleich dies schade wäre, denn stimmlich überzeugt Aliberti auf ganzer Linie, obschon er sehr reduziert agiert.<br />
Zwar greift man das eine oder andere Mal auf leichte elektronische Verzerrungen im Gesang zurück (so beispielsweise in “Gotta Enjoy”), doch die meiste Zeit reicht das Timbre Alibertis vollkommen aus, um das Ziel eines jeden Liedes zu erreichen. Auch auf mehrstimmige bzw. echohafte Aspekte hätte man verzichten können, wenngleich sie nicht wirklich störend wirken.<br />
<a href="http://www.necroweb.de/a-rainy-day-in-bergen-a-rainy-day-in-bergen/">Link to the review </a> by Blackrose</p>
<p>Viel zu schnell erreicht “A Rainy Day In Bergen” trotz der teils langsamen Tracks sein Ende. Dies fällt positiv auf, während jedoch der Eindruck bleibt, dass es an Abwechslung ein wenig mangelt.<br />
Recht ähnlich und somit auf Dauer monoton folgt eine balladeske Nummer der anderen.<br />
Dass dadurch eine Atmosphäre aufrechterhalten wird, die fast schon Soundtrackcharakter annimmt, spricht jedoch wieder für den Silberling.</p>
<p>Und so bleibt ein sehr guter Gesamteindruck, der eine Wertung von 9 Punkten zur Folge hat. Gleichzeitig sei aber gesagt, dass “A Rainy Day In Bergen” vor allem in der kalten Jahreszeit zur vollen Entfaltung kommt.</p>
<p>Ungewöhnlich, aber gut, das sind A Rainy Day In Bergen!</p>
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		<title>Review on RockShock [IT]</title>
		<link>http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=603</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2012 20:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the review by Massimo Garofalo A Rainy Day In Bergen: sai che novità. Bergen è la seconda città della Norvegia e anche la più piovosa del Paese. Dai “nostri” è considerata una specie di alter ego di Salerno, &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=603">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rockshock.it/recensione-a-rainy-day-in-bergen/">Link to the review</a> by Massimo Garofalo</p>
<p>A Rainy Day In Bergen: sai che novità. Bergen è la seconda città della Norvegia e anche la più piovosa del Paese. Dai “nostri” è considerata una specie di alter ego di Salerno, città natale dei A Rainy Day In Bergen, appunto, che dopo tre Ep e un po’ di attività con un’altra ragione sociale, arrivano all’album d’esordio.</p>
<p>A Rainy Day In Bergen è un bell’album, con qualche “ma”.</p>
<p>Difficilissimo da catalogare, è fatto da un cantato anni ’80, da chiare influenze wave, ma anche da arrangiamenti con un bel gusto per il rock progressivo. A livello di sound spiccano per assenza le chitarre: A Rainy Day In Bergen ha un sound basato su piano, electronics, basso, voce e batteria.</p>
<p>Il gioco dei salernitani è, di volta in volta, quasi far affezionare l’ascoltatore a una struttura sonora, salvo poi destrutturarla / distruggerla / stravolgerla. Premesso che il disco è per molti versi davvero pregevole, mai scontato, curatissimo e meticoloso, è proprio la loro voglia di scardinare gli schemi che dopo qualche ascolto mostra la corda in quanto… schema a sua volta.</p>
<p>Poco male, comunque, dato che A Rainy Day In Bergen è un album ricco di contenuti ed emozioni e il “come” la band ci sia arrivata sarà probabilmente materia per i più smaliziati o per criticono rompitasche come chi chi vi scrive.</p>
<p>Quello che conta è che i A Rainy Day In Bergen riescono a far venire in mente qualche classica band progressive senza mai farcene sentire il peso, possono giocare (soprattutto a livello vocale) con la wave senza mai apparire parossistici, ma soprattutto si sentono piacevolmente in dovere di cullarci in un turbinio di cambi di stati emotivi e in qualche sogno ad occhi aperti. Sarebbe un peccato perderseli.</p>
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		<title>Review on Bandwall [IT]</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 12:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A rainy day in Bergen, un nome che richiama perfettamente l’atmosfera uggiosa del luogo. Bergen è una città costiera, spesso paragonata alla piovosa Seattle, una sorta di alter ego europeo, ma che di fatto riesce ad essere incredibilmente magica. L’equilibrio &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=599">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A rainy day in Bergen, un nome che richiama perfettamente l’atmosfera uggiosa del luogo. Bergen è una città costiera, spesso paragonata alla piovosa Seattle, una sorta di alter ego europeo, ma che di fatto riesce ad essere incredibilmente magica. L’equilibrio perfetto tra natura e architettura, il combattere ogni giorno contro la pioggia torrenziale o tenue, il porto illuminato da edifici di mille colori creano una magica nostalgia che difficilmente si trova altrove.</p>
<p>Il gruppo però tinge il fascino nordico norvegese ti tinte scure e dark, con il suo prog rock, new wave e electro pop che li rende impossibili da classificare sotto un unico genere. Punto a loro vantaggio, inutile da dire, che da luce ad un album davvero curato, dal rock limpido e lineare. Un po’ troppo forse. La voce del cantante e bassista non esce mai dagli schemi, non oltrepassa le righe e risulta fin troppo essenziale.</p>
<p>Qualitativamente ottimo, i brani esprimono perfettamente la maturità espressiva degli artisti, che azzardano con successo la sostituzione della chitarra con i synth e che permette loro si spaziare maggiormente con i brani.</p>
<p>Le loro composizioni si aprono quasi sempre con un’oscura malinconia per cedere il passo a un ritmo più incalzante, come in “Perhaps” o in uno dei meglio riusciti “Struggling for Breath”. “Grey Haze” è decisamente energica e vigorosa e ci fa arrivare ad una stasi delicata con  “A Thousand Universes”.</p>
<p>In sostanza un album gradevole e coinvolgente che però ricorda più l’oscurità della notte, piuttosto che quella magica atmosfera nordica che procura nostalgia anche chi, in Norvegia, non c’è mai stato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Interview on Musica su FB [IT]</title>
		<link>http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=595</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 20:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the review by Roy &#038; Grace &#8211; Musica su FB “A Rainy Day In Bergen” segna il debutto discografico del trio (omonimo) salernitano: una vera perla della musica emergente, un talento destinato a far molto parlare di sé. &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=595">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/notes/musica-su-fb/intervista-a-rainy-day-in-bergen/549988011681416">Link to the review</a> by <a href="http://www.facebook.com/roy.grace.musica">Roy &#038; Grace</a> &#8211; <a href="http://www.facebook.com/pages/Musica-su-FB/413703168643235">Musica su FB</a></p>
<p>“A Rainy Day In Bergen” segna il debutto discografico del trio (omonimo) salernitano: una vera perla della musica emergente, un talento destinato a far molto parlare di sé.</p>
<li>Salve ragazzi! Andiamo per ordine: come Pasquale, Carlo e Diego Maria diventano il trio A Rainy Day In Bergen?</li>
<p>Nel 2005 abbiamo formato gli Underscore, formazione che è stata a 4 per un anno con un nostro amico chitarrista. Poi le strade si sono divise ed il progetto attuale ha preso piede sempre più fino al lancio del primo album&#8230; e del nuovo nome.</p>
<li>Bergen è una città norvegese dalle frequenti giornate uggiose, nebbiose e dallo scenario “gotico”: com’ è nata l’idea del nome della band?</li>
<p>Prospettando un viaggio in Norvegia ci ha affascinato questa piovosa città le cui atmosfere nelle foto ci sembravano simili a quelle della nostra musica. Poi Remì Carreiro, fotografo canadese, è stato complice di questo gioco. Ci è bastato vedere una sua foto intitolata “A Rainy Day In Bergen” per capire che era il nome che cercavamo e che quella foto doveva essere la copertina dell&#8217;album. E così è stato.</p>
<li>    Ascoltando l’album, si ha l’idea di un viaggio onirico tra atmosfere dark e suggestive: a quali sonorità vi siete ispirati? Qual è stato l’input iniziale che ha dato vita a questo disco?</li>
<p>Abbiamo operato una certa ricerca di suoni che potessero ben funzionare negli arrangiamenti senza chitarra e sicuramente per l&#8217;atmosfera è stato complice l&#8217;ascolto del post rock strumentale degli anni 2000 (dai Mogwai in poi) e del goth rock degli anni 80 (a partire dai Cure). Per gli aspetti più “heavy” come i suoni di batteria e di basso sono state di ispirazione le moderne soluzioni sonore dell&#8217;alternative rock contemporaneo (Dredg, Perfect Circle)</p>
<li>    L’album contiene dieci tracce, dateci un flash di ognuna:</li>
<p>    <em>Perhaps : </em>un velo di ottimismo riguardo i piccoli segnali di reazione che l&#8217;umanità dimostra talvolta in questa condizione di vita inscatolata artefatta e falsamente libera. Il tutto concentrato in 3 minuti che introducono l&#8217;album in tutti i suoi aspetti sonori.<br />
    <em>It Has Left :</em> il brano più propriamente darkwave sulla perdita della propria identità. Un singolo in uscita in versione breve nei prossimi mesi, che nell&#8217;album si sviluppa in 6 minuti circa di chiaroscuri.<br />
    <em>Struggling For Breath :</em> il primo singolo dell&#8217;album, con il videoclip di animazione firmato Anton Octavian, videomaker rumeno che con le sue immagini in Trapcode ha illustrato la tematica delicata delle morti in culla.<br />
   <em> Grey Haze : </em>la punta synth-rock del disco , che qualcuno ha definito una composizione metal arrangiata senza chitarre.<br />
    <em>A Thousand Universes :</em> l&#8217;invito a mettersi in gioco e trovare la propria dimensione musicato  su una sorta di suite per pianoforte arrangiata in chiave prog.<br />
    <em>Gotta Enjoy : </em>un brano elettropop con diversi momenti in crescendo.<br />
    <em>My Way To :</em> il momento più riflessivo della tracklist. Piano, glockenspiel e voce. Ma non solo.<br />
    <em>Children On Birthday : </em>la metafora della felicità ingenua dei bambini al compleanno come espressione degli innamorati appena scopertisi tali su un tappeto sonoro sognante e arioso. L&#8217;unica canzone d&#8217;amore del disco.<br />
    <em>Worried About Everything :</em> un crescendo emotivo verso i meandri del dark-rock che accompagna l&#8217;incertezza del futuro riservato alla realtà di questa umanità distorta.<br />
    <em>Not Beyond Tomorrow :</em> il brano più vecchio del disco, rivisitato senza le parti di chitarra e con una inedita parte vocale. Il messaggio è : vivere alla giornata.</p>
<li>    Ascoltando la vostra musica, ci si sorprende scoprendo che nel gruppo non c’è un chitarrista: una scelta particolare dettata da..?</li>
<p>Una scelta coraggiosa spinta dal desiderio di cercare un sound distintivo e di metterci alla prova alla ricerca dello stesso. Quando si dice fare di necessità virtù.</p>
<li>    Il vostro lavoro musicale ha avuto, fin qui, un riscontro molto positivo di pubblico e critica: c’è qualche obiettivo che avreste voluto raggiungere e che non è arrivato? Di contro, qualcosa che non vi aspettavate?</li>
<p>Il nostro disco si conclude con il suggerimento a vivere alla giornata. Sarà un caso che al termine della produzione dell&#8217;album abbiamo pensato ad ottenere il meglio volta per volta visto lo scenario drammatico che la cultura italiana vive e visto il momento di transizione e smarrimento del mercato discografico. Stiamo tuttora lavorando all&#8217;affermazione del progetto nell&#8217;underground europeo, processo che è sembrato essere lento ma che siamo riusciti ad intraprendere con l&#8217;aiuto della nostra label tedesca. Sicuramente vista la divergenza del nostro progetto dai trend nazionali non ci aspettavamo la estrema positività dei giudizi delle recensioni nazionali, che si è rivelata in linea con quelle europee.</p>
<li>    Progetti futuri?</li>
<p>Stiamo lavorando a nuovo materiale e per il 2013 sposteremo l&#8217;attenzione maggiormente fuori dai confini nazionali</p>
<li>    Un reverse musicale, da musicisti ad ascoltatori: che musica seguite?</li>
<p>Negli ultimi tempi siamo diventati ascoltatori del prog contemporaneo e questi ascolti ci stanno influenzando. Ma invitiamo ad ascoltare le tante band valide e perfettamente esportabili che ogni giorno scopriamo di trovare in Italia</p>
<li>    Uno spot di voi stessi: perché ascoltare “A Rainy Day In Bergen”?</li>
<p>Perchè non è vero che lo scenario indipendente Italiamo conta solo ragazzini che pensano solo a comportarsi da hipster e personaggi dalla lingua tagliente con poco spessore musicale. C&#8217;è pure chi esprime una propria idea di musica contemporanea ed ha un suo marchio di fabbrica . Tra questi progetti troverete il nostro.</p>
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		<title>Review on Impatto Sonoro [IT]</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 20:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the review by Lorenzo Tagliaferri Li avevamo lasciati con il progetto Underscore e la bellissima sensazione che dava quel particolare modo di interpretare la musica e le sonorità dark. Il progetto A Rainy Day In Bergen vuole essere &#8230; <a href="http://www.arainydayinbergen.com/wordpress/?p=593">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.impattosonoro.it/2012/11/26/recensioni/a-rainy-day-in-bergen-a-rainy-day-in-bergen/">Link to the review</a> by Lorenzo Tagliaferri</p>
<p>Li avevamo lasciati con il progetto Underscore e la bellissima sensazione che dava quel particolare modo di interpretare la musica e le sonorità dark. Il progetto A Rainy Day In Bergen vuole essere tale e non lasciare equivoci di sorta su quanto di buono combinato nel progetto precedente, che vedeva un particolare uso della struttura compositiva totalmente privo di chitarre.</p>
<p>“De facto”, diciamoci la verità, gli A Rainy Day In Bergen non propongono nulla di originale se non il particolare concept dello sviluppo delle canzoni, ma restano di discreto interesse quando, a tutta una lunga serie di calcoli tecnici si sovrappongono le singole capacità. Il loro rock pulito e la mancanza del contrappunto ritmico o solista di una sei corde è perfettamente spiegabile e giustificabile nella somma delle canzoni proposte; la voce, lineare e mai sopra le righe del cantante e bassista, Pasquale Aliberti, fa il paio con le divagazioni dei synth e del piano di Carlo Barra e l’accompagnamento ritmico delle percussioni torna utile ad allentare il nodo “classico” mettendo in evidenza la maturità espressiva del terzetto. La coppia di brani d’apertura, A thousand universes e Children on birthday, sono l’esempio chiarificatore di quanto fin qui detto. Esempio che tuttavia non deve trarre in inganno visto che la successiva, Gotta enjoy, rimette in discussione la linearità del lavoro e premia la facilità e l’eclettismo con la quale il gruppo si muove nelle tele più propriamente ritmiche della loro musica. Si vede chiaramente quale possa essere il livello di “innamoramento” del terzetto per il più moderno prog-rock, con nomi di rimando che vengono fin troppo facilmente alla mente, ma che non rendono di certo umiliante un qualsiasi paragone. Di certo c’è che non è affatto semplice dare conto della complessità delle strutture, che vengono continuamente stravolte, da un brano all’altro e che permettono la cavalcata così come il lento trascorrere di un tappeto sonoro, talvolta limpido, talvolta “macchiato” dalla funzionale distorsione della sezione ritmica sviluppata dal basso di Aliberti come in It has left.</p>
<p>A rainy day in Bergen riprende molte cose del vecchio progetto Underscore, l’album omonimo, uscito nei primi mesi del 2012 per la AF-Music, è un lavoro molto compatto e segnato da composizioni di pregevole fattura, la pulizia è il segno distintivo di ogni singolo brano e la bella commistione tra tastiere e parti vocali il suo punto di forza. Non gridiamo al miracolo ma applaudiamo piacevolmente soddisfatti a questo esordio sulla lunga distanza degli A rainy day in Bergen</p>
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		<title>Review on Tour Bus Magazine [IT]</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 09:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Link to the online magazine November 2012]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://issuu.com/tourbusmagazine/docs/tour_bus_magazine_novembre_2012?mode=window&#038;backgroundColor=#222222">Link to the online magazine</a> November 2012<br />
<img src="http://sphotos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/259972_364627470298428_894552294_n.jpg" alt="Tour Bus Magazine Nov 2012 Page 18" /></p>
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